A come Abbronzatura

Da circa 5 o 6 anni a questa parte non prendo più sole. Ne prendo poco, in città, la sera al mare al calar delle tenebre. Ho scoperto la protezione 100 e gli ombrelloni, l’acqua quando il cielo è nuvoloso è più calda. In sintesi è il sole che mi scoccia, il caldo, il sudore, gli eritemi della pelle.

Molti mi danno della snob, altri mi dicono che faccio bene chè sto invecchiando (grazie), tutti son convinti che un pò di colore smorzi il grigio candore, altri che l’abbronzatura blattesca sia volgare, la via di mezzo, il sole fa male, il sole fa bene…decidetevi! Insomma, il dilemma dell’essere o non essere abbronzati non si risolve. Nel 1928 Vogue lancia il dibattito “Essere o non essere abbronzati”, ma nel 1939 l’abbronzatura è già in pieno uso e consumo.

Ho scoperto che dai primi del 900 ad oggi la moda dell’abbronzatura è un’altalena che qualche volta va e qualche anno dopo dovresti fare lo sbiancamento della pelle.

Dipende dai cambiamenti socio-culturali ed è interessante come le varie maison di cosmesi e abbigliamento riflettano decisioni che arrivano da un cambiamento radicalizzato dall’alto. Chi contagia cosa non importa, il marketing dei prodotti di largo consumo diventa uno strumento politico, inconsapevolmente per quasi tutti i consumatori, per propinarci uno stile di vita.  b557bdd6ca652d9d9901482aaca4d0e0
Nel 1936, secondo i canoni del fascismo, un corpo abbronzato è un corpo in salute che fa sport ed è bello. Cesare Meano scriveva nel Commentario Dizionario della Moda che l’abbronzatura corrispondeva alla voce sport, palese propaganda fascista in procinto d’insediarsi perfino nelle scelte estetiche. Pacchetto completo di uno stile di vita: branding.

La leggenda narra che in Francia la moda del colorito bronzeo fu lanciata da Chanel. Negli anni 30,  torna a Parigi dorata dal sole della costa azzurra e decide di liberare le donne da velette e ombrellini ingombranti. Scoppia così una nuova tendenza: l’abbronzatura diventa sinonimo di viaggio, di vacanza, di ricchezza.

Altro che plebe scuretta vista malignamente dalle antiche classi aristocratiche! Così in tutta la storia dell’arte sino alle donne paffute dell’800 per terminare con le donne atletiche di inizio ‘900. Tutte sempre con un unico segno distintivo, la pelle bianca. d1c39faca34ee2dda2db787be1402a57

La solfa iniziò a cambiare verso la fine dell’ 800 quando nacquero i primi movimenti naturisti e nudisti. La tendenza veniva dall’Europa del Nord dove il sole è poco, notoriamente poco aggressivo, le città diventavano più grandi, le case più piccole, la necessità era di stare all’aria aperta. Poi, nel 1900, una coppietta hipster dell’epoca Henry Oedenkoven (belga) e Ida Hofman (tedesca), fondò una colonia utopista di stampo socialista basata sul vegetarianesimo e sull’elioterapia. Quando nel 1903 il premio Nobel per la Medicina fu vinto dal danese Niels Ryberg Finsen che aveva curato con successo la tubercolosi della pelle con la terapia della luce, si cominciò a prescrivere bagni di sole a tutti i bianchicci malaticci magrucci. La vita all’aria aperta e lo sport erano diventati valori.

Le prime lampade abbronzanti nacquero nel 1910 per fini medici. Il primo solare lo inventò lo stilista Patou nel 1927 e da quel momento in poi tutto andò a rotoli, da una doratura moderata si arrivò ben presto ad un’arrostitura in cartapècora.

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Tra gli anni 60 e gli anni 80 i veri pallidi erano infatti i poveri e gli intellettuali, ci fu un’esasperazione dell’abbronzatura tradotto in cosmesi con terre e fondotinta improponibili. Effetto Magda, la zia di Tutti pazzi per Mary. Oggi potrebbe essere effetto Donatella, la sorella sempre un passo indietro del compianto Gianni.  Dovremo aspettare il minimalismo degli anni 90 che, con l’avvento della chirurgia plastica facciale, trasmette un nuovo modo di rivalutare il corpo: il sole distrugge il lavoro del chirurgo.

Oggi è come tutto ciò che ci circonda, fluido, libero, non c’è una moda precisa, ce ne sono diverse che possano accontentare tutti. Salute o bellezza a parte.

 

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